Fare il vaccino è un atto di civiltà, ben vengano le sanzioni (dal Corriere dell’Alto Adige del 9 ottobre 2015)

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Il giusto no della giunta provinciale alla mozione che chiedeva l’eliminazione delle sanzioni per chi rifiuta l’obbligo vaccinale riporta l’attenzione sull’incultura che contraddistingue la nostra provincia nel campo delle vaccinazioni.
Come premessa è necessario soffermarsi su alcuni dati del Centro nazionale di epidemiologia per l’anno 2014: l’Alto Adige è incontrastato ultimo in Italia nella copertura vaccinale in età pediatrica per quanto riguarda la poliomielite (88,5%), la difterite (88,5%), il tetano (88,5%), la pertosse (88,4%), l’epatite B (88.0%), l’Hemophilus influenzale tipo B (87,7%), il morbillo (68,8%), la parotite (68,7%) e la rosolia (68,7%). Le altre regioni italiane oscillano invece su percentuali di vaccinazione della popolazione vicine al 95%, pari alla soglia che il ministero della sanità ritiene soddisfacente al fine di eliminare le sanzioni.

Le ragioni che stanno dietro a questa diseducazione locale sono molteplici e vanno ricercate nell’errata convinzione che le malattie interessate siano state debellate (l’epidemia di morbillo del 2007 in Svizzera colpì oltre 500 bambini e adolescenti), nell’enfatizzazione dei danni da vaccinazione (che pure esistono, qualunque atto medico può provocare un danno) e in una malintesa filosofia del «biologico» che vede il vaccino come un rimedio artificiale e non naturale. Tali convinzioni leggendarie cozzano però a loro volta contro l’evidenza dei dati dell’Organizzazione mondiale della sanità che parla di 2-3 milioni di morti infantili risparmiate grazie alla copertura vaccinale e si propone quindi di raggiungere e superare il 90% di copertura nell’intero pianeta con il piano 2015-2020.

Per dare un’idea dell’entità del problema altoatesino basta citare due fatti: il primo è che stati come Indonesia, Filippine e Uganda (che sono tra i dieci dove vive oltre il 60% dei bambini non vaccinati al mondo) hanno percentuali vaccinali simili alle nostre; il secondo è l’esempio dello stato della California (considerato il più liberal negli Usa) che nel luglio 2015 ha sancito come i convincimenti personali non siano motivo accettabile di esenzione dalle vaccinazioni, ha rinforzato il filtro scolastico (proibizione alle scuole di ammettere bambini che non siano in regola con un elenco predefinito di vaccinazioni) e ha reso non legalmente ammissibile il rifiuto delle vaccinazioni per motivi religiosi o filosofici (fonte New England Journal of Medicine).

Alla luce di quanto esposto, appare quanto meno inadeguata (medioevale?) la posizione di chi, nel 2015, chiede la rimozione delle sanzioni rincorrendo un facile consenso e non essendo in possesso di una minima cultura in materia. Non vaccinare assume, alla luce delle evidenze scientifiche, la forma di un attentato alla salute pubblica: ben vengano quindi le sanzioni verso chi può creare un importante danno sociale non adempiendo a quello che non è solo un dovere civico in senso stretto, ma è anche un atto di civiltà verso tutto l’umanità.

Antonio Frena – Responsabile sanità del Pd Alto Adige

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