Un nuovo Direttore Generale per la ASL di Bolzano

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L’arrivo di Thomas Schäl porta una ventata di novità nell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. E, auspicabilmente, di competenza. Le premesse sembrano buone. Le affermazioni, posate ma ben centrate, che compaiono nell’intervista rilasciata all’Alto Adige nei giorni scorsi fanno ben sperare.

Dall’Alto Adige del 13 giugno 2105

Schäl (Asl): «I soldi ci sono riporterò Bolzano in alto»

di Valeria Frangipane

BOLZANO «Lavorerò per portare entro il 2020 questa sanità ai primi posti in Italia ed in Europa. Ce la farò anche perchè qui ci sono grossi finanziamenti. Avete una spesa sanitaria pro capite intorno ai 2.300 euro… nel resto del Paese se la sognano». Eccolo qui Thomas Schäl, il nuovo direttore dell’Asl unica – presentato ieri dall’assessore alla sanità Martha Stocker – che in pochi minuti ha stravolto ogni assioma. Per anni ci siamo sentiti dire che la nostra sanità da 1 miliardo e 200 milioni di euro l’anno non ce la faceva perchè i denari erano pochi. E adesso Schäl (che lunedì sarà già al lavoro) sorprende tutti. Bisogna vedere se la politica lo lascerà lavorare. Germanico, 53 anni appena compiuti, ingegnere meccanico laureato ad Aquisgrana, già commissario amministrativo all’Asl 2 di Napoli, direttore generale all’Asl di Crotone, direttore della casa di cura San Camillo a Forte dei Marmi, già impegnato all’Agenas ed all’Istituto di ricerche economico sociali del Piemonte vanta nel suo curriculum importantissimi tagli di bilanci, di “teste” e di doppioni. Padre di 4 figli, tre dei quali vivono a Torino ed uno a Bruxelles, ha firmato un contratto di 5 anni «ma sono qui per restare anche di più» da 240 mila euro l’anno. Ieri la stretta di mano con il direttore uscente. «Andreas Fabi – ha detto Schäl – ha fatto un ottimo lavoro ma dopo tanti anni si esauriscono le idee». Citata per l’occasione anche la legge 6 novembre 2012, n. 190 in merito a “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”. «Da lunedì parleremo molto di Territorio e poco di ospedale». Secondo lei sette ospedali sono troppi? «No, ma la popolazione deve sapere che per garantire un elevato livello di assistenza serve un determinato volume di prestazioni». In periferia hanno tagliato il punto nascita di San Candido e si preparano a farlo con Vipiteno ma la popolazione si è ribellata… «Una donna deve sapere che se un ospedale è sotto un determinato numero di parti l’anno non è sicuro. Se sopravviene un’urgenza può andare al Pronto soccorso ma per partorire deve andare altrove. Vedete bisogna capire che l’autonomia non ha nulla a che fare con la sicurezza e io sono responsabile della salute della popolazione ma certo se la politica dirà stop mi fermerò». Un manager che finora è mancato, senza offesa per gli ottimi funzionari provinciali, ma che non combatterà battaglie che non può vincere. «Siete ricchi, qui si possono fare grandi cose ma il sistema è da riorganizzare. L’Asl deve diventare unica anche nei fatti. Vedremo quale scelta farà la politica per i Comprensori. La Riforma contiene principi condivisibili ma adesso dobbiamo cominciare a fare le cose per portare avanti un cambiamento vero. Tra le questioni principali da affrontare quella dei malati cronici e della popolazione che invecchia. Potremo muoverci bene anche perchè l’assessorato riunisce non solo la sanità ma anche il sociale. Poi dobbiamo informatizzare il sistema perchè per essere efficienti dobbiamo conoscere la storia clinica di ogni singolo paziente». Altra cosa. «Con tutti questi soldi possiamo e dobbiamo permetterci di investire anche in prevenzione». Tutti questi soldi, appunto.

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